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Il Cammino di Assisi

Due guadi entro cui il paese è iscritto (alla latina «duo vadora») hanno dato il nome a una località che ancor prima dei Romani era di sicuro abitata dai Celti. Tracce della colonizzazione gallica sono tornate alla luce grazie al ritrovamento di un sepolcreto di guerrieri. I rinvenimento di tombe romane e di monete battute in epoca imperiale sono poi buoni testimoni dei successivi insediamenti. 
Il «castrum», ovvero l'embrione del paese, sarebbe stato tuttavia costruito dai Longobardi a cavallo del VII e dell'VIII secolo dopo Cristo. 
Ai primi del XII secolo la cittadella appartenne agli arcivescovi di Ravenna. Passò poi ai conti Guidi di Modigliana intorno alla fine del 1100, quindi agli Ordelaffi (1334) e di nuovo ai Guidi che esercitarono la signoria fino al 1405, quando subentrano i Fiorentini. 
Nel 1467 da queste parti spuntò perfino Bartolomeo Colleoni che con le sue truppe di ventura espugnò la rocca e la dette alle fiamme.

Dopo una brevissima dominazione veneziana, Dovadola tornò in possesso di Firenze e fino al 1928 fece parte geograficamente di quella provincia.
La Rocca dei Conti Guidi. Per la sua peculiare posizione strategica, Dovadola ha dato origine a ben 11 fortificazioni ma di 8 restano solo poche tracce o solo la memoria. In buono stato di conservazione è comunque la Rocca dei 
Conti Guidi, risalente al XII secolo e probabilmente costruita sugli avamposti longobardi. Ridotto ormai a ruderi invece Castelruggero, a 3 chilometri dall'abitato. Opera dei Guidi anche la torre che sovrasta piazza (i cui portici recano antichi stemmi) e paese e che fu eretta ai primi del XIII secolo. 

Palazzo Montaguto. È a due ore di cammino dal paese, su un'erta. Nel caseggiato trovò rifugio, nell'estate del 1849, Giuseppe Garibaldi in fuga dopo la caduta della Repubblica Romana. 

Parrocchiale di Sant'Andrea. Risale all'XI secolo e fu costruita nel punto in cui sorgeva un'abbazia fondata dai cluniacensi. Subito accanto c'è Villa Tassinari Blanc, che si segnala per il pregevole parco ed una lapide garibaldina.
All'interno sono conservate le spoglie della Venerabile Benedetta Bianchi Porro della quale è in corso il processo di beatificazione. L'accettazione della sofferenza abbinata ad una incommensurabile fede gli ha permesso di acquisire le Virtù e la saggezza dei grandi mistici sintetizzata in questa frase: "non muoio, entro nella vita"

Santuario di MontepaoloSorge a sette chilometri dal paese, in cima ad un colle circondato da un folto bosco. Vi sostò in meditazione Sant'Antonio da Padova, cui è dedicato. Alle falde del monte da ricordare la Torre Colombaia (XII secolo).

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