Il Paese - Comune di Dovadola (FC)

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Il Paese di Dovadola

Dovadola, cittadina dell'entroterra forlivese a 18 Km da Forlì strada statale 67 direzione Firenze, situata nella Val Montone e circondata da verdi colline, è un comune italiano di circa 1.700 abitanti della provincia di Forlì-Cesena in Emilia-Romagna.
I due guadi entro cui il paese è iscritto (alla latina "duo vadora") hanno dato il nome a una località, che ancor prima dei Romani, era di sicuro abitata dai Celti.
Tracce della colonizzazione gallica sono tornate alla luce grazie al ritrovamento di un sepolcreto di guerrieri. Il rinvenimento di tombe romane e di monete battute in epoca imperiale sono poi buoni testimoni dei successivi insediamenti.
Il "castrum", ovvero l'embrione del paese, sarebbe stato tuttavia costruito dai Longobardi a cavallo del VII e dell'VIII secolo dopo Cristo. Ai primi del XII secolo la cittadella appartenne agli arcivescovi di Ravenna.
Passò poi ai conti Guidi di Modigliana intorno alla fine del 1100, quindi agli Ordelaffi (1334) e di nuovo ai Guidi che esercitarono la signoria fino al 1405, quando subentrano i Fiorentini. Nel 1467 da queste parti spuntò perfino Bartolomeo Colleoni che con le sue truppe di ventura espugnò la rocca e la diede in fiamme.
La cittadina presenta ancora, il vecchio borgo fiorentino a topografia ortogonale compreso tra il letto del fiume e la Rocca dei Conti Guidi.

Planimetria del territorio

Attrazioni

La Rocca dei Conti Guidi Dovadola ha dato origine a ben 11 fortificazioni ma di 8 restano solo poche tracce o solo la memoria. In buono stato di conservazione è comunque la Rocca dei Conti Guidi, risalente al XII secolo e probabilmente costruita sugli avamposti longobardi. Ridotto ormai a ruderi invece Castelruggero, a 3 km dall'abitato. Opera dei Guidi anche la torre che sovrasta piazza e paese e che fu eretta ai primi del XIII secolo.
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Abbazia di Sant'Andrea – all'interno sono conservate le spoglie della Venerabile Benedetta Bianchi Porro della quale è in corso il processo di beatificazione. L'edificio risale all'XI secolo e fu costruita nel punto in cui sorgeva un'abbazia fondata dai cluniacensi, all'interno si possono ammirare interessanti affreschi. Subito accanto c'è Villa Tassinari Blanc, che si segnala per il pregevole parco ed una lapide garibaldina.
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Eremo del Santuario di Montepaolo – Montepaolo è la località dove dimorò più di un anno (1121/1122 ) Sant’Antonio da Padova, nel piccolo Convento dei Francescani. L’Eremo del tempo del Santo era incasellato in un paesaggio diverso da quello di oggi, che le frane hanno sfaldato completamente nel corso dei secoli. L’abitazione dei Frati si trovava sull’altura a poche centinaia di metri a sud dell’attuale Santuario, la “Grotta” invece più in basso, qualche centinaia di metri più ad ovest nella zona degradante ad est della Samoggia.
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Immagini  Eremo Santuario di Montepaolo 

Orari di apertura del Santuario

Tutti i giorni dalle 7.30 alle 19.30

Orario messe dal 1 aprile al 31 ottobre

Sabato alle ore 17.00 

Domenica alle ore 11.00 e alle ore 17.00

 

Chiesa della Santissima Annunziata - Nato come dormitorio ad opera di un eremita locale, divenne poi un luogo di culto che, a partire dal 1318 fu amministrato da Domenicani, i quali restarono a Dovadola fino al 1782 quando il Granduca Pietro Leopoldo, accogliendo le istanze di alcuni cittadini, soppresse il convento ed eresse la S.S. Annunziata in seconda parrocchia del Paese. 
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Oratorio di Sant'Antonio da Padova - l'Oratorio è sorto come Cappella del Castello Medioevale ed è infatti per questo posto nella via che conduceva al Forte dei Conti Guidi in Toscana. In seguito, la cappella passò sotto il Patronato della famiglia dei Marchesi Tartagni Marvelli, che la modificarono per volere dell'Abate Giovanni Battista Tartagni dandole la struttura architettonica che ancora oggi presenta con le caratteristiche barocche del tempo. 
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Museo della Fondazione di Benedetta Bianchi Porro - Nella Piazza Cesare Battisti, al centro del Paese, un sobrio Palazzo della prima metà dell'800 ospita la sede della Fondazione Benedetta Bianchi Porro. 
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Palazzo Montaguto - è a due ore di cammino dal paese, su un'erta. Nel caseggiato trovarono rifugio, nell'estate del 1849, Giuseppe Garibaldi e il Capitano Leggero, in fuga dopo la caduta della Repubblica Romana.

 

La Pieve di San Ruffillo 

 

Villa e Parco dell'Abbazia (Badia) 

 

Museo delle armi 

" Con il ferro e con il fuoco"  -   Si comunica che la Sala Storica "Guido Guerra" situata in Via Tartagni Marvelli  1/B a  Dovadola contenente  una mostra permanente di importanti  armi bianche dal Medioevo all'Età Moderna, sarà chiusa nei mesi di Gennaio e Febbraio ma sarà  comunque possibile effettuare delle visite su prenotazione      contattando il Comune di Dovadola al n.0543.934764 int.6. oppure contattando l'indirizzo mail armorumars@gmail.com 

oppure direttamente

ALBERTO  al 3518184942 

DOMENICO al 3346920449

La mostra permanente di armi bianche dall'evo antico a quello moderno espone numerosissimi esemplari di armi manesche ed immanicate originali che spaziano temporaneamente dal Medioevo sino ai giorni nostri. 

Un tempo questi manufatti avevano un impiego pratico importantissimo: la guerra, i tornei, i duelli, l'amministrazione della Giustizia, le cerimonie, oppure l'ostentazione del potere. Oggi hanno perso la loro importanza pratica ma sono preziosi testimoni del passato, della maestria dei loro artefici: fabbri, spadai, gioiellieri e armaioli. 

la spada, in particolare, proprio per il suo valore simbolico, è sopravvissuta, nella sua variante sciabola, come segno della condizione militare diventando irrinunciabile accessorio decorativo dell'uniforme.

L'esposizione si snoda, tra spade, daghe, pugnali, spadoni a due mani e armi in asta, raccontandone l'evoluzione e la tecnica di utilizzo senza tralasciare l'aspetto simbolico, artistico e decorativo ben rappresentato, tra l'altro, dagli artisti di ogni epoca. 

Particolare rilievo ha, nella mostra, la collezione di daghe del "Cinquedea" armi civili e di norma non guerresche, utilizzate dal XV AL XVI secolo per sottolineare il potere ed il prestigio del suo proprietario. Vere e proprie "fuoriserie" 

Il progetto scientifico, l'allestimento e le visite guidate sono curati dall'Associazione culturale "Armorum Ars" che dall'anno 2020 ha spostato la sede di Dovadola per meglio curare e gestire la sala storica comunale "Guido Guerra" 

Il sodalizio, sin dal 2015, si occupa di studi, sulle armi antiche, restauri, divulgazione storica e didattica. 

Organizza quali convegni e mostre a tema aventi per oggetto tutto ciò che riguarda il mondo delle armi antiche. 

La sala storica "Guido Guerra" di proprietà comunale, trova ospitalità all'interno dell'Oratorio dei Santi Antonio e Gennaro in Via Tartagni Marveli n.1/B all'interno delle antiche mura castellane di Dovadola. 

La chiesa è interessante dal punto di vista architettonico poichè costituita internamente da tre navate di cui le due laterali sono rialzate rispetto a quella centrale e poste sullo stesso  piano dell'altare principale.

Conserva due pregevoli tele del pittore forlivese Giacomo Zampa, vissuto tra il XVIII e il XIX secolo:

- la tela dei Santi Sebastiano, Nicola da Tolentino, Lorenzo, Elisabetta d'Ungheria, Teresa d'Avila e Vincenzo Ferreri. 

L'oratorio è sorto come chiesa del Castello di Dovadola e posto sulla via che conduce alla Rocca dei Conti Guidi.

In seguito all'acquisizione da parte della famiglia Tartagni Marvelli nel 1600, l'edificio è stato rinnovato nello stile barocco del tempo, decorandolo con le tele commissionate da proprietari del pittore forlivese. 

STORTA – SCIMITARRA – SCIABOLA

Una delle armi più efficaci usate da fanti e cavalieri occidentali era la storta (così chiamata a causa dell’andamento curvo della sua lama)

L’arma permetteva di scaricare fendenti molto potenti per via della larghezza e pesantezza della lama.

A causa dei conflitti che li contrappongono ai cavalieri cristiani, i musulmani conobbero la storta e l’adattarono con nomi diversi in base al paese di origine

  • Shamshir per quella persiana, da cui il termine italiano scimitarra,
  • Pala per quella turca,
  • Kilich se araba,
  • Nimcha se del Marocco

ma tutte con un sensibile diverso uso:

 

la STORTA veniva utilizzata per sferrare poderosi fendenti, come un’ascia, mentre la scimitarra assai leggera e affilatissima funzionava con una particolare tecnica di taglio, come un coltello.

Agli occidentali quell’arma piacque e la importarono (soprattutto dopo la campagna di Egitto di Napoleone).

Divenne arma distintiva dei Generali in paesi come l’Inghilterra, la Russia, la Francia, il Piermonte e il Regno delle due Sicilie

 

La SCIABOLA (dall’ungherese SZABLYA) nasce in Polonia e Ungheria, luoghi ove si combatteva l’espansione mussulmana, mutandola dall’efficace scimitarra con cui combattevano i Turchi.

Le popolazioni dell’Est crearono una loro versione, appunto la SZABLYA, facendola conoscere al resto d’Europa quando molti ungheresi e Polacchi emigrarono sotto la spinta turca.

La sciabola ebbe così successo che venne adottata dalle cavallerie leggere di tutta Europa, primi fra tutti i Reggimenti Ussari, reclutati dagli esuli ungheresi.

In breve la sciabola soppiantò del tutto la spada a lama dritta.

Oggigiorno quasi tutte le armi bianche lunghe da fianco sono sciabole.

 

 

 

 
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